Memoria

21

Novembre
È una storia inventata ma fino ad un certo punto; si ispira, sia pure vagamente, alla vicenda di Kurt Gerron celebre attore austriaco ebreo ( con Marlène Dietrich fra i protagonisti de L’Angelo azzurro) che fu deportato a Terenzin e costretto a girare un film di propaganda per i tedeschi teso a dimostrare la serenità della vita nei campi di concentramento; Gerron fu mandato ad Auschwiz dove morì non appena finì le riprese del film. Lo spettacolo è una commedia amara, sorprendentemente divertente ed attuale in un momento in cui rigurgiti xenofobi tendono a fare del diverso, dello straniero il bersaglio delle frustrazioni e recriminazioni della gente che tende a colpevolizzare gli altri in mancanza di una presa di coscienza obiettiva delle proprie responsabilità. Conoscere il passato indagandone gli aspetti più scomodi e sconosciuti è condizione irrinunciabile affinché la barbarie non si perpetui. Lo spettacolo è adatto per i minori dai dodici anni in su. ---------------------------------------------------------------------- “Memoria” è una commedia amara, sorprendentemente divertente ed attuale in un momento in cui rigurgiti xenofobi tendono a fare del diverso, dello straniero il bersaglio delle frustrazioni e recriminazioni della gente che tende a colpevolizzare gli altri in mancanza di una presa di coscienza obiettiva delle proprie responsabilità. In scena tre dei migliori attori del panorama tetrale paretenopeo: Rosario Giglio, Massimo Pagano e Antonio Intorcia. ---------------------------------------------------------------------- Memoria è uno spettacolo che racconta la storia di tre uomini deportati in un campo di concentramento nazista. Lo spettacolo è in lingua napoletana e le vicende che lo compongono sono ispirate a quelle degli artisti che hanno trovato la morte o hanno subito la prigionia nei campi. In particolare c’è un film (che viene proiettato prima dello spettacolo nel foyer , nello spazio biglietteria del teatro) che ha particolarmente influenzato l’autore dello spettacolo e che si intitola “Hitler regala una città agli ebrei”. L’autore era un notissimo artista (Kurt Gerron) a cui fu commissionato dai nazisti un’opera che ritraesse le ottime condizioni di vita dei campi; il film andava mostrato all’estero ed era evidentemente operazione di propaganda sfacciata tanto più che lo stesso autore fu eliminato con i protagonisti della pellicola non appena essa fu ultimata. Uno spettacolo che parla di libertà e di dignità ispirandosi a vicende storiche solo apparentemente così lontane ma in realtà dai contenuti attuali e ben presenti anche oggi nelle cronache quotidiane con titoli, colori ed ambientazioni geografiche diverse. Uno spettacolo che si avvale di un linguaggio tipico della commedia all’italiana e che ironicamente si fa gioco dei luoghi comuni che connotano la concezione “sacrale” della Shoah in cui si tende ad addebitare le responsabilità alla ferocia teutonica e non (com’è stato) ad una società civile che al momento opportuno ha fatto finta di non sapere e disinvoltamente ha girato il capo altrove. Commedia italica e dunque la risata, l’ironia, lo sberleffo per capovolgere o quantomeno “sabotare” gli stilemi narrativi che solitamente vengono adottati per raccontare “quella” storia.